La morte dei blog ?

Visto che a fine anno si usa fare il “bilancio” dell’anno passato, e che su questo blog non parlo di me se non in rarissime occasioni (e questa NON è una…), eccovi un bel pippone sulla situazione dei blog e di internet di quest’anno secondo me.

Non ho nessuna pretesa di fare una reale fotografia della situazione, ma voglio solo riportare le mie impressioni.

Il primo “evento” è sicuramente stato il boom di Facebook: se hai internet e non sei su Facebook non sei nessuno. Hanno pagine Facebook le aziende coi marchi trendy, i politici, gli attori, le starlette televisive, le veline, i calciatori, tutti quelli che “contano”.
E’ inquietante però un aspetto a cui nessuno ha mai pensato. Le identità su Facebook non sono verificate: io posso creare la pagina di Facebook di Mario Rossi e metterci sopra la mia faccia e scrivere delle cose che magari Mario Rossi non condivide e nemmeno pensa, e segnare tra i miei amici quelli di Mario Rossi, che magari son convinti che la pagina sia veramente sua. E c’è perfino chi si offre di creare e gestire le pagine per gli amici “così sei su Feisbucc e non devi fare fatica”. Pazzesco.

La seconda cosa che mi spaventa di Facebook è che i dati personali che ci inserisco non sono protetti in alcun modo, basta mettersi nella “lista degli amici” e chiunque può sapere la mia data di nascita, dove ho studiato, dove vivo. Ed è pazzesco che tutte queste informazioni le sto rendendo pubbliche io, utente di Facebook, di mia spontanea iniziativa ed essendo anche ben felice di farlo perchè così i miei amici di scuola o gli ex colleghi mi possono trovare. Ora, se ho perso i contatti coi miei amici di scuola avrò anche avuto i miei sacrosanti motivi, no? E se non li ho cercati per 20 anno sarà forse perchè non me ne fregava niente di farlo, no? E magari i colleghi mi stavano anche sulle palle… No, non è così, su facebook me li ritrovo lì che mi chiedono sulla pagina pubblica come sto e se abito sempre dove abitavo… E scrivetemi una mail no? No, tutto pubblico, tutto visibile.

Da una parte c’è una voglia di esibizionismo, dall’altra il vouyerismo di sapere cosa fanno gli altri. Già perchè su Facebook puoi mettere anche le tue foto, e puoi anche taggare i tuoi amici che ci sono. Così se uno cerca le mie foto su Facebook anche se non le ho messe nella mia pagina, trova anche le foto sceme che ho fatto al mare. E magari quelle quando ero ubriaco e per scommessa mi sono messo la giarrettiera, o che cavolo ne so, che ha messo online il mio amico conosciuto al mare che voleva fare il simpatico.. Senza dirmelo e senza che io lo sappia (se non per una piccola righina in quella babele della pagina degli aggiornamenti. Eh si, perchè su Facebook ci sono anche i quiz scemi, i test ancora più scemi, le applicazioni che ti permettono di fare i giochi, tutti basati sull’aggiunta di nuovi “amici” e sull’invio di link ai giochi agli amici. E tutto sto giro di link e collegamenti, questa rete di relazioni, tutte queste informazioni sulle persone per che cosa? Beh nessuno è ancora stato in grado di spiegarmelo, nessuno in realtà SA a cosa serve Facebook. Serviva a stimolare i contatti tra gli studenti dei college e delle università americane (i “facebook” sono gli annuari), e lì aveva senso. Ma portarlo a livello mondiale per cosa? Per creare altro spam, visto che ci sono i banner? Per raccogliere dati sui frequentatori e poi subissarli di pubblicità mirate? Non si sa.

Domani parlerò di Twitter e dei blog, chiarendo finalmente il titolo del post…

Masters of Horror

Serie tv horror/thriller che potremmo collocare tra “Alfred Hitchcock presenta” e “Ai confini della realtà”, coproduzione statunitense e canadese, caratterizzata dall’affidare la regia di ogni episodio, autoconclusivo, ad un famoso regista. Wikipedia immancabilmente ne riporta una breve scheda riassuntiva con sinossi degli episodi ed altri dettagli.
Purtroppo le serie interessanti (e questa potenzialmente lo è, se tutti gli episodi sono come quello che ho visto stasera per caso) in Italia vengono programmate a orari improponibili e su reti “di nicchia”: terza serata o quasi su Rai Tre, anche se in questo caso la scelta è abbastanza comprensibile, viste le polemiche sempre in agguato sull’horror in TV. Scelta un pò meno comprensibile quella di mandare gli episodi in ordine diverso da quello della trasmissione americana, cosa per cui non vedo motivazioni logiche.
Sorte simile subì X-files, programmata, nella prima trasmissione italiana, tardissimo su Italia 1 e con gli episodi trasmessi in disordine.

Tornando a Masters of Horror, devo dire che la realizzazione tecnica è buona, chuidendo un occhio sulle numerosissime occasioni di “ferite impossibili” inferte nella maggior parte dei film del genere quando si sconfina nello splatter (perfino io che non ho mai aperto un pollo, non so cucinare, ma l’ho visto fare, so che le costole sono ossa piuttosto solide e si fatica parecchio a tagliarle con un coltello).

Sono però peccati veniali, la serie resta secondo me molto valida. Merita.

Musicovery

Un amico mi ha linkato questo sito, una sorta di webradio che seleziona la musica in base all’anno e al “mood” del momento. Niente di nuovo sotto il sole, ci sono in Rete da anni dei programmi che lo fanno ma questo è decisamente interessante, ora che non c’è più Pandora, reso inaccessibile al di fuori degli USA a meno di dover fare dei giri assurdi di proxy e anonimizzatori.

Pandora era diverso perchè ti permetteva di selezionare i brani sulla base dello stile e della somiglianza, invece qui si spazia decisamente di più. Discutibile l’assenza di brani dei Dream Theater, almeno a una prima occhiata.

E’ comunque molto molto carino, vedrò se è accessibile anche in ufficio, dove non sappiamo mai cosa ascoltare e le playlist dei colleghi alla lunga le conosci a memoria.

Dimenticavo l’url: http://www.musicovery.com/

Terremoto

Guardate che bell’articolo che c’è sul Corriere Online a proposito di un terremoto.
corriere

Sembra quasi che abbiano usato un programma di traduzione automatica per generare quel testo.
E’ sconcertante come possano pubblicare roba del genere.. o se preferite è sconcertante che un esperto possa dirle, se non sono frutto di un marchiano errore del giornalista. Giornalista che non si documenta ed è pure decisamente ignorante (e si offenda pure, se crede).

Prima di tutto, l’epicentro di un terremoto è il punto sul terreno da cui esso ha origine, contrapposto all’ipocentro che è il suo corripondente all’interno della crosta terrestre. Essendo un punto, l’epicentro non può avere una “potenza”, cosa che invece può avere il terremoto.

Secondariamente, la “potenza” dei terremoti si misura sì in gradi, ma non centigradi (quelli si usano per misurare la temperatura), bensì in gradi della Scala Richter, dal nome del suo ideatore Charles Richter; come dice l’articolo di Wikipedia, essa però non misura esattamente la “potenza” ma la “magnitudo”, ovvero la quantità d’energia sprigionata, ma bene o male è la stessa cosa. L’altra scala che si usa per misuare gli effetti, e non la potenza dei terremoti è la Scala Mercalli, che si basa appunto sull’osservazione empirica degli effetti del terremoto, che quindi è puramente indicativa e abbastanza inutile, essendo legata a numerosi parametri, ad esempio, lo stato degli edifici.

Quindi, se a proposito di un terremoto qualcuno usa l’espressione grado, sicuramente si sta riferendo ad una delle due scale qui sopra nominate, e non certo ai gradi centigradi. E se per caso mi sembrasse di aver capito “gradi centigradi”, sicuramente avrei capito male. Ma d’altra parte è normale, sempre a proposito di gradi, i giornalisti confondono puntualmente il “tempo atmosferico” con il “clima” usando i due termini indifferentemente e uscendosene con perle tipo “il clima di oggi in italia è soleggiato”.

E’ veramente sconcertante.