Idiozia sui social, consigli utili

fb-nolikeCapita spesso di trovare assurdità sui social network, altrettanto spesso vien voglia di ripubblicarle per mostrare a che livello di idiozia si è arrivati. Ma come farlo senza portare visite a chi le pubblica originariamente?

Semplicemente non usate il tasto condividi, né fate copiaincolla del link: in entrambi i modi le visite vengono registrate. Anche pagine tipo Donotlink o simili possono portare visite alle pagine a cui si riferiscono, perciò il modo migliore è catturare una schermata del contenuto e ripubblicare quella con un riferimento testuale alla pagina originale (come ad esempio il titolo).

Procedete così: fate una screencap, su Mac premete Mela+maiusc+4, circondare la parte da salvare col mouse e vi trovate un bel file PNG sulla scrivania, su Windows potete usare il programma chiamato Strumento di Cattura (già installato in windows 7 e 8). Fatta la screencap potete inserirla come Foto in un nuovo status. Attenzione a non linkare la pagina direttamente da nessuna parte, altrimenti ogni commento gli porta delle visite, più visite ha e più è difficile che venga eliminata.

Esistono anche siti che catalogano le pagine “congelandole”, ed anche questi sono piuttosto pratici, oltre al noto http://www.freezepage.com ci sono anche http://www.cachedpages.com/http://archive.is/

Secondo me è anche utile cominciare ad installare estensioni dei lbrowser tipo Adblock plus e Ghostery e impostarli nel modo più restrittivo possibile. Per costringere FB a cambiare policy basta colpirli sul portafogli.

Synology DS115 NAS

A Febbraio di quest’anno decido di comprare un nuovo NAS dato che il mio fedele Western Digital Mybook White inizia ad avere molto poco spazio disponibile (ed è lentissimo a lavorare coi dischi USB), quindi decido di prendermi la versione aggiornata, il MyCloud, peccato che per un update finito male mi sia ritrovato con un nuovo fermacarte.

Ma non mi perdo d’animo e mi armo di cacciavite: smonto il disco, recupero i dati e mi compro il NAS del titolo, Synology DS115. Ammetto che sono stato attratto più dal prezzo che dalle caratteristiche, dato che è un NAS di fascia bassa. Ad ogni modo, il software è lo stesso dei fratelli maggiori, sulla carta la cosa promette molto bene: download diretto FTP, HTTP, Bitorrent, eMule, accesso remoto da internet, server DLNA, archivio foto, musica, streaming, upload su Youtube. Otttime premesse, ma su questo tornerò dopo.

Sfortunatamente le cose non vanno così bene come mi aspettavo: Praticamente tutte le funzioni che ho provato hanno qualcosa che definirei senza problemi show-stopper: un difetto insomma che le rende tra l’inutile e lo scomodo.

Il downloader bittorrent, per esempio non permette di impostare le blacklist dei server, cosa piuttosto importante dato che lo sport preferito delle forze dell’ordine su Internet è farsi i fatti altrui. Poco male, aggiungendo Java e un altro paio di pacchetti si può installare Transmission. Peccato che in questo modo una delle funzioni integrate diventa perfettamente inutile.

Video Station supporta solo alcuni formati video (quelli un po’ datati o esotici li digerisce molto male)

Photo Station… beh dovrebbe essere un sistema di gestione delle gallerie di foto. E’ scomodo, complesso, non si capisce come si configura o si usa e… e ora arriviamo all’upload su Youtube. Sarebbe ottimo, visto che con la mia ADSL a carbonella mettere su 10 minuti di video per il mio pseudo canale di gaming richiede alcune ore, niente di meglio che farlo fare al NAS. Anzitutto, è Photo Station e non Video Station a gestirlo, e già qui uno comincia a grattarsi la testa e chiedersi perché. Come se non bastasse l’upload funziona solamente se il vostro account youtube ha un solo canale. E apparentemente se create dei canali, poi non potete più eliminarli. Io ho due canali, e non posso usare quell’uploader. Ovviamente di questa limitazione non c’è alcuna traccia sulla guida dell’utente, l’ho dovuto scoprire dopo un ping pong di due settimane con l’assistenza tecnica. Gentilissimi, ci mancherebbe, ma dirmelo subito?

Insomma, voto globale del “coso” 5/10.

 

I siti di notizie sbanfano su Windows 8.1 U1

Sbanfano sulle presunte novità di un ulteriore aggiornamento di Windows 8.1 (a quanto pare ci sarà una specie di service pack) dicendo che “permetterà di avere la modalità Desktop fino dall’avvio come se fosse una funzione nuova.

Beh, non è così. La funzione è già presente in windows 8.1 senza alcun aggiornamento.

É scritto proprio lì, la voce che dice Mostra il desktop invece della schermata Start all’accesso o alla chiusura di tutte le app in una schermata.

Ci casca mezza blogsfera che fa copia-incolla. Perfino Punto Informatico.
Ma andare a controllare le cose prima di scrivere (presumibilmente copiando a propria volta dai siti di rumors)?

Orbot su Android “stock”

Orbot è l’implementazione per Android del protocollo Tor, il software open source di crittografia.

Tor (sul sito ufficiale trovate una spiegazione dettagliata) consente di mantenere un certo livello di anonimato durante la navigazione ed è spesso usato in quei Paesi in cui la censura non permette un accesso trasparente ad Internet. Naturalmente si può anche usare in altre situazioni, dato che crittografa in modo relativamente sicuro le connessioni: non ho niente da nascondere, ma non vedo perché chiunque possa sapere cosa faccio online.

Orbot programma normalmente richiede i permessi di root per via delle modifiche che effettua alle connessioni di rete del cellulare, ma un articolo su reddit spiega come fare per utilizzarlo senza root, ma lo fa in modo un po’ macchinoso.

Vediamo se riesco a semplificare le cose:

Scaricate Orbot da Google Play, https://play.google.com/store/apps/details?id=org.torproject.android&hl=it ed installatelo come di norma, quindi fatelo partire e accettate le impostazioni standard del wizard di configurazione.

Una volta che Orbot è attivo e si è connesso alla rete Tor, è il momento di fare le modifiche alla configurazione del cellulare; le modifiche sono da fare sia per le connessioni wifi sia per quelle telefoniche, se si vuole usare Tor per connettersi in entrambe le situazioni. Attenzione, modificare le impostazioni in modo non corretto potrebbe rendere impossibile connettersi ad internet.

Iniziamo con la parte telefonica

Andate in Impostazioni > Altro… > Reti Mobili > Nomi punti d’accesso

Troverete la lista degli APN, selezionate quello attivo e modificatelo:

toccare Proxy (fatelo SOLAMENTE se la voce è inizialmente VUOTA) e inserite localhost

toccare Porta (fatelo SOLAMENTE se la voce è inizialmente VUOTA) e inserite 8118

Salvate la modifica alla configurazione dell’APN dal menù.

Passiamo ora al wifi

Andate in Impostazioni > WIFI e selezionate la rete wifi a cui vi collegate di solito, premendo a lungo. Dal menù toccate Modifica Rete.

Spuntate la casella “mostra opzioni avanzate”

Selezionate Impostazioni Proxy > Manuale

toccare Hostname Proxy (fatelo SOLAMENTE se la voce è inizialmente VUOTA) e inserite localhost

toccare Porta Proxy (fatelo SOLAMENTE se la voce è inizialmente VUOTA) e inserite 8118

Salvate la modifica.

A questo punto tornate a Orbot e toccate l’icona a forma di mappamondo, confermando che volete solo provare la connessione, che ora dovrebbe avvenire tramite Tor.

Ovviamente per riportare le configurazioni allo stato originario (e quindi collegarsi in modo diretto) basta cancellare localhost e 8118 dalle relative caselle.

 

Microsoft WebMatrix: come far funzionare (male) MySQL

Microsoft WebMatrix è un tool integrato di sviluppo web di Microsoft. Devo dire che quando l’ho visto sul sito mi sono incuriosito e ho pensato di provarlo: in pratica installa IIS e un altra quintalata di applicazioni server che permettono di sviluppare (con un editor, Expression Web, simile a VisualStudio) applicazioni web. La cosa interessante è che il tool fa da solo donwload e installazione dei file necessari a queste operazioni: in pratica è come avere WAMP (Windows, Apache, MySQL, PHP) preinstallato.

Ma ovviamente poteva Microsoft far le cose bene al primo colpo? Ovviamente no.

Installato e tutto dico: ok, proviamo ad installarci WordPress.

Proviamo, perché l’installazione si interrompe tentando di accedere a MySQL. Un rapido controllo in services.msc rivela che il servizio non si avvia correttamente con errore 1067. Son diventato scemo su Google finché non ho trovato questo post http://stackoverflow.com/questions/17464507/mysql-unable-to-start-service-in-my-localhost che spiega come controllare i file di log di MySQL. La soluzione, più o meno, sta lì. Quando il servizio si avvia cerca i file di log di InnoDB e non li trova.

Praticamente quei geni del male di Microsoft si sono dimenticati di fare una piccola correzione nel tool che genera i file di configurazione (MySQLInstanceConfig.exe).

Nel file my.ini, dove viene memorizzata la configurazione di MySQL, si scoprono due cosette:

#Path to installation directory. All paths are usually resolved relative to this.
basedir="C:/Program Files/MySQL/MySQL Server 5.1/"
#Path to the database root
datadir="C:/ProgramData/MySQL/MySQL Server 5.1/Data/"

E fin qua niente di strano, c’è da fare attenzione alla differenza tra Program Files e ProgramData, che è una cosa furba da parte di Microsoft, se solo fosse documentata; ed è proprio a quella differenza che va la colpa di tutto, infatti qualche riga più sotto nello stesso file:

#*** INNODB Specific options ***
innodb_data_home_dir="C:/Program Files/MySQL/MySQL Server 5.1/data/"

Si trova una stringa che punta in Program Files, dove non c’è assolutamente nulla. Per correggere basta modificare la riga in:

#*** INNODB Specific options ***
innodb_data_home_dir="C:/ProgramData/MySQL/MySQL Server 5.1/data/"

Grazie a Microsoft e Oracle per avermi fatto sprecare due ore di vita.

Google Music

O Google Play? Non l’ho capito ancora bene. Ad ogni modo si tratta del nuovo servizio “nelle nuvole” (cloud) per archiviare la propria musica ed ascoltarla in streaming ovunque (o quasi).

Lo trovate, banalmente a http://music.google.com mentre la versione mobile è su Google Play per android e sull’AppStore per iOS (ve lo cercate, non trovo il link).

Ha qualche problemino, il player non è così facile da usare come ci si aspetterebbe, la gestione dei tag non è granché (per non dire pessima) ma ha due grandi pregi: è gratis e le limitazioni sono trascurabili: ben pochi hanno più di 20.000 MP3.

Per “spedire” la vostra libreria musicale tra le nuvole dovete usare l’apposito Google Music Manager, disponibile per Windows, Mac e perfino Linux.

Tornando al player, esso ha un indubbio vantaggio e contemporaneamente una limitazione: richiede un browser web compatibile HTML5 oppure con Adobe Flash. Cosa un pelo scomoda, ma che non lo vincola ad una singola piattaforma. E’ una limitazione nel senso che ti obbliga a lasciare una finestra del browser aperta, o iconizzata.

Come funzioni siamo alle basi: creare playlist, mix istantanei sulla base di caratteristiche dei brani. I formati supportati sono diversi, ma tutti vengono convertiti in MP3 per consentire uno streaming più agevole. Se li avete in locale, ovviamente vengono riprodotti nel formato originale. Su LifeHacker trovate un paio di articoli dedicati al nuovo prodotto di bigG, con gli immancabili trucchi. Anche quelli di xdaDevelopers ci hanno giocato, scoprendo un trucco banalissimo per copiare la vostra libreria senza usare il client mobile. Non ne vedo l’utilità dato che il client Android nativo ha un bel pulsantino Download, ma tant’è.

Ma per risolvere il problema, alcuni programmatori hanno messo mano a VisualStudio e hanno creato un “contenitore” in cui infilare l’interfaccia web:

http://gmusic.codeplex.com/ ecco il risultato.

Non è l’unico progetto “non ufficiale” dedicato al nuovo prodotto Google, c’è anche qualcosa in ambito mobile: ci hanno pensato quei geniacci di xdaDeveloper con GMusicFS che vi permette di accedere alla libreria come se fosse parte del filesystem del vostro Android (se non sapete di cosa sto parlando, studiate!) in modo da ascoltare i brani con qualsiasi player. Non mancano le alternative a pagamento, come Cloud music sniper (1.99 euro).

La necessità…

Aguzza l’ingegno.

Seguito ideale dell’altro post di oggi. Insomma: non si possono cambiare i colori delle finestre di Windows 8? E dove sta il problema, i soliti smanettoni ingegnosi hanno ben pensato, come avveniva dai tempi di XP e ancora prima, di trovare il modo di cambiare tutta la grafica delle finestre!

Naturalmente le cose non possono essere così semplici, quindi Microsoft ha pensato bene di imporre, per queste personalizzazioni  una firma digitale sui file delle grafiche. Qualcuno quindi ha trovato il modo di metterci una pezza, modificando il file che verifica la firma digitale e permettendo di modificare del tutto i temi grafici. Per farlo, basta scaricare UltraUXThemePatcher dal sito dell’autore http://www.syssel.net/hoefs/software_uxtheme.php?lang=en. Il programma è piccolissimo e funziona perfettamente, l’ho provato.

Lo installate, riavviate windows e… non cambia niente. Per cambiare le cose, basta cercare un pò di temi con l’aiuto di Google. DeviantART è un ottimo punto di partenza. Al momento ho installato Nite smooth e mi sembra molto ben fatto.

Naturalmente ce ne sono moltissimi altri: tempo fa mi ero cimentato nel disegno di queste cose ma è decisamente complicato.