Idiozia sui social, consigli utili

fb-nolikeCapita spesso di trovare assurdità sui social network, altrettanto spesso vien voglia di ripubblicarle per mostrare a che livello di idiozia si è arrivati. Ma come farlo senza portare visite a chi le pubblica originariamente?

Semplicemente non usate il tasto condividi, né fate copiaincolla del link: in entrambi i modi le visite vengono registrate. Anche pagine tipo Donotlink o simili possono portare visite alle pagine a cui si riferiscono, perciò il modo migliore è catturare una schermata del contenuto e ripubblicare quella con un riferimento testuale alla pagina originale (come ad esempio il titolo).

Procedete così: fate una screencap, su Mac premete Mela+maiusc+4, circondare la parte da salvare col mouse e vi trovate un bel file PNG sulla scrivania, su Windows potete usare il programma chiamato Strumento di Cattura (già installato in windows 7 e 8). Fatta la screencap potete inserirla come Foto in un nuovo status. Attenzione a non linkare la pagina direttamente da nessuna parte, altrimenti ogni commento gli porta delle visite, più visite ha e più è difficile che venga eliminata.

Esistono anche siti che catalogano le pagine “congelandole”, ed anche questi sono piuttosto pratici, oltre al noto http://www.freezepage.com ci sono anche http://www.cachedpages.com/http://archive.is/

Secondo me è anche utile cominciare ad installare estensioni dei lbrowser tipo Adblock plus e Ghostery e impostarli nel modo più restrittivo possibile. Per costringere FB a cambiare policy basta colpirli sul portafogli.

Microsoft WebMatrix: come far funzionare (male) MySQL

Microsoft WebMatrix è un tool integrato di sviluppo web di Microsoft. Devo dire che quando l’ho visto sul sito mi sono incuriosito e ho pensato di provarlo: in pratica installa IIS e un altra quintalata di applicazioni server che permettono di sviluppare (con un editor, Expression Web, simile a VisualStudio) applicazioni web. La cosa interessante è che il tool fa da solo donwload e installazione dei file necessari a queste operazioni: in pratica è come avere WAMP (Windows, Apache, MySQL, PHP) preinstallato.

Ma ovviamente poteva Microsoft far le cose bene al primo colpo? Ovviamente no.

Installato e tutto dico: ok, proviamo ad installarci WordPress.

Proviamo, perché l’installazione si interrompe tentando di accedere a MySQL. Un rapido controllo in services.msc rivela che il servizio non si avvia correttamente con errore 1067. Son diventato scemo su Google finché non ho trovato questo post http://stackoverflow.com/questions/17464507/mysql-unable-to-start-service-in-my-localhost che spiega come controllare i file di log di MySQL. La soluzione, più o meno, sta lì. Quando il servizio si avvia cerca i file di log di InnoDB e non li trova.

Praticamente quei geni del male di Microsoft si sono dimenticati di fare una piccola correzione nel tool che genera i file di configurazione (MySQLInstanceConfig.exe).

Nel file my.ini, dove viene memorizzata la configurazione di MySQL, si scoprono due cosette:

#Path to installation directory. All paths are usually resolved relative to this.
basedir="C:/Program Files/MySQL/MySQL Server 5.1/"
#Path to the database root
datadir="C:/ProgramData/MySQL/MySQL Server 5.1/Data/"

E fin qua niente di strano, c’è da fare attenzione alla differenza tra Program Files e ProgramData, che è una cosa furba da parte di Microsoft, se solo fosse documentata; ed è proprio a quella differenza che va la colpa di tutto, infatti qualche riga più sotto nello stesso file:

#*** INNODB Specific options ***
innodb_data_home_dir="C:/Program Files/MySQL/MySQL Server 5.1/data/"

Si trova una stringa che punta in Program Files, dove non c’è assolutamente nulla. Per correggere basta modificare la riga in:

#*** INNODB Specific options ***
innodb_data_home_dir="C:/ProgramData/MySQL/MySQL Server 5.1/data/"

Grazie a Microsoft e Oracle per avermi fatto sprecare due ore di vita.

Google Music

O Google Play? Non l’ho capito ancora bene. Ad ogni modo si tratta del nuovo servizio “nelle nuvole” (cloud) per archiviare la propria musica ed ascoltarla in streaming ovunque (o quasi).

Lo trovate, banalmente a http://music.google.com mentre la versione mobile è su Google Play per android e sull’AppStore per iOS (ve lo cercate, non trovo il link).

Ha qualche problemino, il player non è così facile da usare come ci si aspetterebbe, la gestione dei tag non è granché (per non dire pessima) ma ha due grandi pregi: è gratis e le limitazioni sono trascurabili: ben pochi hanno più di 20.000 MP3.

Per “spedire” la vostra libreria musicale tra le nuvole dovete usare l’apposito Google Music Manager, disponibile per Windows, Mac e perfino Linux.

Tornando al player, esso ha un indubbio vantaggio e contemporaneamente una limitazione: richiede un browser web compatibile HTML5 oppure con Adobe Flash. Cosa un pelo scomoda, ma che non lo vincola ad una singola piattaforma. E’ una limitazione nel senso che ti obbliga a lasciare una finestra del browser aperta, o iconizzata.

Come funzioni siamo alle basi: creare playlist, mix istantanei sulla base di caratteristiche dei brani. I formati supportati sono diversi, ma tutti vengono convertiti in MP3 per consentire uno streaming più agevole. Se li avete in locale, ovviamente vengono riprodotti nel formato originale. Su LifeHacker trovate un paio di articoli dedicati al nuovo prodotto di bigG, con gli immancabili trucchi. Anche quelli di xdaDevelopers ci hanno giocato, scoprendo un trucco banalissimo per copiare la vostra libreria senza usare il client mobile. Non ne vedo l’utilità dato che il client Android nativo ha un bel pulsantino Download, ma tant’è.

Ma per risolvere il problema, alcuni programmatori hanno messo mano a VisualStudio e hanno creato un “contenitore” in cui infilare l’interfaccia web:

http://gmusic.codeplex.com/ ecco il risultato.

Non è l’unico progetto “non ufficiale” dedicato al nuovo prodotto Google, c’è anche qualcosa in ambito mobile: ci hanno pensato quei geniacci di xdaDeveloper con GMusicFS che vi permette di accedere alla libreria come se fosse parte del filesystem del vostro Android (se non sapete di cosa sto parlando, studiate!) in modo da ascoltare i brani con qualsiasi player. Non mancano le alternative a pagamento, come Cloud music sniper (1.99 euro).

Hosting Aruba, come complicarsi la vita

Sto facendo un piccolo sito ospitato su un server Aruba. Già quando mi han detto “abbiamo l’hosting, ti mando i dati” e ho visto che provider era ho iniziato a preoccuparmi. Da ex cliente insoddisfatto non ero sicuramente bendisposto nei confronti del provider toscano ma mi son detto “sono passati 10 anni, avranno migliorato il servizio”. Illusione.

Insomma, mi metto lì col mio Komodo Edit, preparo tutti i file del framework CSS che uso (Foundation, veramente bello, ve lo consiglio), faccio le tre paginette tre che devo fare e poi preparo la configurazione del client FTP integrato per caricarli sul server.

E già qui…. FTP e non SFTP come sarebbe più sensato dal punto di vista della sicurezza, ma vabbè; metto username, password eccetera eccetera e il server mi risponde con “IP address not allowed”.

Eh? Come cavolo sarebbe a dire? Ok, calma, andiamo sulla “knowledge base” di Aruba… che già trovarla in quella babele di roba della loro homepage… Ci sono. Cerco un pò e scopro che la configurazione è corretta, allora passo a collegarmi al pannello di controllo, in cui non si capisce bene dove siano le opzioni:

pannello

 

Clicco Test FTP e mi dice che è tutto in regola, poi noto la scrittina Filtri FTP, che mi porta a questa schermata:

filtri

 

nella quale, praticamente, devo abilitare quali indirizzi IP possono connettersi all’FTP….. ma mi spiegate che accidenti di senso ha una cosa del genere? Quando praticamente il 90% degli utenti internet in Italia ha un IP dinamico?

No, Aruba non è migliorata. Anzi. Fa sempre più schifo. Questa meccanica del filtro e dell’autorizzazione (che peraltro non si può disabilitare, o per lo meno non si capisce come si possa disabilitare) non è nemmeno spiegata nella “knowledge base”.

Ridicoli. Il primo hosting provider d’Italia.

Complotti in libertà: neovitruvian e Britney Spears

Devo ammetterlo. Le scie chimiche sono diventate ormai noiose, Straker sta per essere processato per stalking e diffamazione nei confronti di Wasp: non mi va di sparare sulla croce rossa.

Casualmente, sulla Pagina Facebook Protesi di complotto, ho scovato questo autentico genio della baggianata. Neovitruvian.

Ecco quello che mi sovviene leggendo il nome..

neovitruvian

Ora, secondo me questo tizio ha dei seri disturbi mentali: non puoi scrivere un post di più di 200 righe su Britney Spears e sul fatto che deve aver subito un processo di programmazione mentale chiamato Monarch sulla base di: un tatuaggio, un video e il fatto che si sia rasata i capelli. Insomma il classico metodo ho una teoria, mi invento le conferme.

britney-spearsIl post poi è lunghissimo, ve lo linko, e metto anche una screencap, qui accanto (cliccabile), così vi fate l’idea della lunghezza di questa serie di baggianate.

Ad ogni modo, il tipo analizza un video praticamente frame by frame, senza naturalmente pensare che… oh, è un video! No! Non può essere un semplice video, deve PER FORZA contenere dei messaggi nascosti e occulti.. si, perché gli Illuminati e il NWO, che hanno il potere di condizionare le persone con la tortura.. attenzione, fin da neonati, quindi QUALCUNO sapeva che Britney Spears avrebbe avuto successo! O è stata scelta una a caso e ne è stato costruito il successo… insomma se cominciamo non la finiamo più.

Ad ogni modo sempre secondo neovitruvian (che a questo punto ho deciso essere una marca di supposte) questa misteriosa organizzazione di cui, stranamente, tutti conoscono e svelano i più reconditi segreti senza il minimo problema nè timore di rappresaglie ha bisogno di nascondere centinaia di riferimenti a cosa fa in un video di una pop star. A me al corso di pubblicità hanno insegnato una cosa leggermente diversa, ovvero che per parlare di qualcosa e farlo conoscere… caxxo, devi farlo apertamente, se no il cliente non c’arriva. Insomma gli Illuminati nascondono tutte ste cose in un video, neovitruvian le scova, le pubblica e non gli succede niente (a parte farsi prendere in giro da tutto l’universo mondo..): oh, la mafia ammazza e scioglie gente nell’acido per molto meno, sarà che gli Illuminati non sono molto illuminati, anzi devono essere tutti scemi.

Cito alcune perle:

Secondo il programmatore “ex-illuminato”, Svali, molti dei cantanti pop vengono utilizzati dagli Illuminati, per promuovere i loro messaggi e perpetuare l’idea del controllo mentale. In un’intervista, Britney Spears e il Mickey Mouse Club vengono specificamente menzionati:

“Credo che Britney Spears, e altri vengano utilizzati dagli Illuminati per cantare i testi che a quest’ultimi piacciono. (…) In effetti, molte delle maggiori pop star provengono da un passato nel “Mickey Mouse Club” e sono convinto che in cambio del successo abbiano garantito la loro fedeltà a queste associazioni. “
– “Exclusive Interview with an Ex-Illuminati Programmer/Trainer” Fonte

Questa però è una citazione, non è una scoperta di neovitruvian. Che delusione, speravo in una str… baggianata origianale! Vabbè il Nostro si rifarà più avanti…

Una foto di Dave Lachapelle (non estraneo al simbolismo del controllo mentale) miscela innocenza e sesssualità. Le molte bambole rappresentano anche il riferimento alla programmazione Monarch e alle molteplici personalità.

Oh, che scemo, io pensavo che invece le bambole dovessero rappresentare il fatto che Britney fosse una Lolita.. ah, che scemo che sono. Tra l’altro, praticamente tutto rappresenta un riferimento alla programmazione Monarch, a leggere sto papello. Infatti:

I tatuaggi sono spesso significativi nella programmazione Monarch.

oppure

La terapia endovenosa è la somministrazione di sostanze direttamente in vena. E’ utilizzata negli ospedali per fornire farmaci, per fare trasfusioni di sangue e iniezioni letali. Viene anche usata nella programmazione Monarch.

e anche

Dopo la scena di dissociazione, viene simbolicamente raffigurata la fase successiva della programmazione Monarch: la creazione di un alter ego.

L’interpretazione del testo poi mi fa pensare che neovitruvian manco sappia l’inglese… insomma il testo parla chiaro: la protagonista della canzone vuole andare via dalla folla con qualcun altro, o altra (non è chiaro) e… cavolo, non so come spiegarlo a neovitruvian… uhm… trom*are come se non ci fosse un domani!

Ma no, non è così, infatti:

A causa del dolore e del tormento vissuto dalla vittima del controllo mentale, la dissociazione fa “sentire come in paradiso”, proprio perchè lo schiavo cessa di sentire dolore fisico. Le vittime vengono incoraggiate dai loro “handler” a fuggire in un “luogo felice”. In altre parole, “hanno bisogno di una vacanza”.

Ma se ‘sto genio guarda The Wall cosa scrive, la Treccani?

Insomma, ho scoperto che neovitruvian è un genio della panzana, un artista della minchiata.. tutto basato su ‘sta programmazione Monarch. Oddio… oddio… la farfalla tatuata di Belen? Sarà mica anche lei illuminata?

Ora che ci penso, tutta sta fissazione per la programmazione Monarch… monarch è il nome di una farfalla, e c’è qualcos’altro che viene soprannominato “farfalla” A bocca aperta… non è che in realtà neovitruvian vorrebbe quella ma, non potendocela avere, vede farfalle ovunque?

Linkedin cambia policy sulle immagini

E non lo dice.

Già: Piero su FB riporta un link da snid.eu in cui viene segnalato un cambio di policy di Linkedin.

In pratica, viene aggiunta una opzione (selezionabile, ma attivata come impostazione predefinita) che permette al network di utilizzare le immagini degli iscritti negli annunci pubblicitari, esattamente come fa Facebook. Esattamente. Quindi anche senza avvertire.

Per modificare l’opzione dovete cliccare sul vostro nome in alto a destra, premere Impostazioni e raggiungere la voce Account, in basso nella pagina.

Programmi consigliati: Tweetdeck

Dopo più o meno due anni di uso, mi viene in mente di controllare se il mio client Twitter per Windows (e Mac, ma su quello dell’ufficio AIR è troppo vecchio) è stato aggiornato. Beh, mi sono accorto che dalla mia versione 0.38 siamo passati alla… 1.1!!

Dimenticavo, è Tweetdeck, di cui inserisco una screenshot qui sotto.


Cliccare sull’immagine per visitare il sito

Non c’è molto da dire su questo programma se non che ha una interfaccia molto semplice e pulita, l’accorciamento automatico dei link nei tweet. Purtroppo il supporto di altri servizi di messaggi in tempo reale si è drasticamente ridotto ai soli aggiornamenti di stato di Facebook. Curioso, anche se facilmente spiegabile dal fatto che Tweetdeck è stato acquisito da Twitter e qundi è diventato il loro client di punta. Con la chiusura di Google Buzz non credo che sentirò la mancanza degli altri servizi. O magari mi decido a provare MetroTwit.

Comunque, voto 7 più che meritato. La nuova interfaccia è ancora più chiara della precedente.

Hack of warcraft

Non riesco assolutamente a capire come sia potuto succedere. Qualcuno ha “bucato” il mio account di World of Warcraft, rubandomi tutti gli oggetti dall’inventario dal personaggio più vecchio che ho ed i soldi di tutti i personaggi che avevo attivi. Come ci siano riusciti non ne ho la minima idea: controllo spesso la presenza di cose strane nel computer e faccio molta attenzione a cosa scarico dalla rete. Ah, sti simpatici cracker hanno pure iniziato a vuotare la banca di Gilda.

Per fortuna che alla Blizzard, da questo punto di vista son molto efficienti (un pò meno a non far incasinare i driver delle schede video, ma nessuno è perfetto, dopotutto) e in tempi rapidi son riusciti a ripristinare la situazione a prima dell’hacking.

Tuttavia non riesco a capire come abbiano fatto a trovare la password, che non è esattamente banale: mi risulta che un attacco “brute force” non sia possibile col client di WoW: dopo un certo numero di tentativi a vuoto impedisce l’accesso. Ad ogni modo per sicurezza ho scaricato il Mobile Authenticator, una applicazione per Android (ma anche per iPhone ed altri terminali) che emula un token, uno di quei piccoli dispositivi che generano un numero da usare al posto (o in aggiunta) della password. Lo potete scaricare direttamente dal’Android Market che da non molto è stato completamente rinnovato, permettendo di sfogliare le applicazioni da PC e poi farle installare sul telefono alla prima connessione alla rete dati.

Speriamo che basti.. Intanto ho cambiato la password e credo lo farò molto spesso.

Google Plus: ma a cosa serve?

E anche io parlerò di Google +, il tentativo di Google di rispondere a Facebook. Leggo spessissimo commenti abbastanza schifati sul nuovo progetto di Big G… come dire, se una Grossa Multinazionale (TM) mette assieme un progetto simile a quello di uno sconosciuto, allora deve fare automaticamente schifo. Tutto ciò naturalmente senza pensare al fatto che “lo sconosciuto studente” è il fondatore di Facebook e che il valore delle azioni di Facebook è una cifra spaventosa (qualcosa come 65 miliardi di dollari), quindi possiamo tranquillamente dire che Facebook e Google possono competere ad armi pari. Comunque vedo un certo.. chiamiamolo snobismo prevenuto nei confronti di Google + che invece parte da ottime premesse.

Certo, non è il primo tentativo di piattaforma sociale di scarso successo da parte di Google, prima con Orkut e poi con l’oscuro Wave, che nessuno sembrava aver capito a cosa servisse. Orkut ha avuto un successo impressionante in America Latina (dove ha grossomodo 8 milioni di utenti), mentre in nel resto del mondo non si è sviluppato come avrebbero voluto gli ideatori. Wave è stato chiuso alcuni mesi addietro per scarso successo. C’è poi stato il tentativo di Buzz, che avrebbe dovuto essere il concorrente di Twitter ma nemmeno lui è andato molto bene. Far cambiare abitudini è difficile.

Ora a Mountain View ci riprovano con Google + che, almeno per ora, sembra un interessante ibrido tra Facebook, Twitter, Buzz e perchè no, un pò anche Foursquare.

Che cos’ha di diverso da Facebook? Principalmente una cosa: i “circles” (Cerchie in italiano): in pratica sono dei gruppi in cui suddividere in modo logico i propri contatti. Una volta suddivisi è possibile mandare messaggi (siano essi link, foto, video, messaggi di testo e quant’altro) ad uno o più circle. Naturalmente si possono mandare anche messaggi pubblici e agli “extended circles” (ovvero quelli che in FB si chiamano “amici di amici”). Con lo stesso indentico sistema (proprio dalla stessa casella di dialogo) si possono anche mandare messaggi ad una singola persona; quest’ultima è forse la funzione meno chiara: io stesso ho passato almeno 5 minuti a cercar di capire come mandare messaggi “privati”.

L’altra grossa differenza è mutuata da Twitter: io posso mettere una persona in un circle, ma la persona non è obbligata (come in FB) a ricambiare la cosa, in pratica è il principio del Followers di Twitter. Questa cosa è estremamente furba ma crea anche grosse polemiche dal punto di vista della privacy: non è infatti possibile impedire a qualcuno di inserirci in un circle, sebbene sia possibile bloccare una persona nascondendone i messaggi e impedendogli di vedere i nostri. A pensarci bene non è molto diverso da quanto succede in Facebook, anche se non sono certo se se io blocco una persona quella sia ancora in grado di vedermi.

La condivisione degli elementi è praticissima: via drag and drop oppure tramite ricerca. Ad esempio, selezionando Video appare un campo in cui cercare elementi direttamente su YouTube, elencati con delle piccole anteprime, visualizzabili in piccolo con un click. Spero integrino anche altri servizi di condivisione come Vimeo.

Le altre funzioni interessanti sono l’integrazione con Buzz e Google Talk e gli Hangout: chat audio video con tutti i contatti di un circle o i singoli contatti. Non ho ancora provato le ultime due dato che non ho più una webcam funzionante da mesi 😉

Poi ci sono gli spark ovvero delle aree tematiche in cui sono raccolti link relativi ad alcuni argomenti. Probabilmente la cosa meno utilizzata dell’intera piattaforma.

Tutta l’interfaccia è completamente basata su AJAX: come ho già scritto si possono fare cose tipo il drag and drop degli URL, delle foto o degli utenti nei circle. E rigorosamente banner-free.

Serviva un altro social network? Personalmente dico di si. Google +, ora come ora, è molto molto meno “ludico” di Facebook: mancano del tutto le Applicazioni (per fortuna) e tutta l’impostazione appare decisamente più “seria”.
Già il fatto che l'”amicizia” non sia automaticamente reciproca è un passo in avanti, e la suddivisione in circle è una delle cose che mancava a Facebook. Manca anche tutta quell’enfasi sul “condividere” qualche elemento.. insomma sembra proprio che sia un social network incentrato al fare qualcosa e non semplicemente al cazzeggio. E questa premessa spero terrà fuori i bimbiminkia che ormai infestavano Facebook.

La versione mobile ha delle cose in più ma penso ne parlerò specificamente in seguito. Appena le ho capite 😀