ItaloTreno, du iu spik inglisc?

No, tenk iu.

Beh, se questo è il biglietto da visita della NTV, come se non fossero bastati i manifesti fatti malissimo:

Credit: http://www.behance.net/gallery/ITALO-Treno/6139069

Credit: http://www.behance.net/gallery/ITALO-Treno/6139069

Che bene o male hanno visto solo in Italia (e noto pure che l’art director li ha pure messo nel portfolio, veramente un grande)…

La prospettiva piange disperata e si taglia le vene su una linea di fuga….
Ma quel caxxo di ponte dove va? Cosa collega? E i cavi del treno (che è storto) finiscono nell’aere… aaaargh.

Ok, ce la faccio!

Con quest’altra perla andiamo proprio bene:

italotreno

Al solerte Grafico che si è occupato di impaginare ‘sta roba direi che è il caso di regalare un bel dizionario di inglese.

No dai, così proprio non va. Un inglese arriva sulla home e si becca un bell’erroraccio: untill scritto sbagliato in piena faccia.

Complimenti.

Il sito poi è tragicomico da usare ma fa niente.

PS sono io o il treno è lo stesso nelle tre foto?

 

La Stampa scambia il codice civile per quello penale

Già. Sarò eccessivo ma anche questo episodio dimostra la scarsa cura che molti giornalisti italiani mettono nel proprio lavoro.

Edizione online della Stampa; “Parla male del capo su Facebook e viene condannata”.

Testata

L’articolo spiega anche in modo particolareggiato la vicenda, se non che, ad un certo punto, lo svarione:

Articolo

Caro Andrea Malaguti, una semplicissima ricerca su Google rivela che la diffamazione è un reato penale, cosa che peraltro come giornalista dovresti sapere piuttosto bene, anche perchè c’è stato di recente un bel tam tam mediatico sul il caso Sallusti, che è un tuo “collega”, condannato al carcere per diffamazione. Non solo, ma pensavo fosse conoscenza comune che la diffamazione è un reato penale… Oltretutto non capisco il tuo stupore su quell’A mezzo stampa. Cavolo, come giornalista dovresti sapere che in Italia quasi tutte le forme di comunicazione al pubblico sono equiparate alla stampa (radio e TV a parte, ma solo come terminologia, le leggi sono praticamente le stesse) e che nella giurisprudenza corrente comprendono anche internet.

Ma io dico, Andrea, almeno potevi rileggerti l’articolo no? Io posso capire la svista ma, accidenti, una riletturina prima di cliccare “pubblica”.

Per di più non so se nell’articolo ci siano altre baggianate, mi son fermato a leggerlo lì.

Hosting Aruba, come complicarsi la vita

Sto facendo un piccolo sito ospitato su un server Aruba. Già quando mi han detto “abbiamo l’hosting, ti mando i dati” e ho visto che provider era ho iniziato a preoccuparmi. Da ex cliente insoddisfatto non ero sicuramente bendisposto nei confronti del provider toscano ma mi son detto “sono passati 10 anni, avranno migliorato il servizio”. Illusione.

Insomma, mi metto lì col mio Komodo Edit, preparo tutti i file del framework CSS che uso (Foundation, veramente bello, ve lo consiglio), faccio le tre paginette tre che devo fare e poi preparo la configurazione del client FTP integrato per caricarli sul server.

E già qui…. FTP e non SFTP come sarebbe più sensato dal punto di vista della sicurezza, ma vabbè; metto username, password eccetera eccetera e il server mi risponde con “IP address not allowed”.

Eh? Come cavolo sarebbe a dire? Ok, calma, andiamo sulla “knowledge base” di Aruba… che già trovarla in quella babele di roba della loro homepage… Ci sono. Cerco un pò e scopro che la configurazione è corretta, allora passo a collegarmi al pannello di controllo, in cui non si capisce bene dove siano le opzioni:

pannello

 

Clicco Test FTP e mi dice che è tutto in regola, poi noto la scrittina Filtri FTP, che mi porta a questa schermata:

filtri

 

nella quale, praticamente, devo abilitare quali indirizzi IP possono connettersi all’FTP….. ma mi spiegate che accidenti di senso ha una cosa del genere? Quando praticamente il 90% degli utenti internet in Italia ha un IP dinamico?

No, Aruba non è migliorata. Anzi. Fa sempre più schifo. Questa meccanica del filtro e dell’autorizzazione (che peraltro non si può disabilitare, o per lo meno non si capisce come si possa disabilitare) non è nemmeno spiegata nella “knowledge base”.

Ridicoli. Il primo hosting provider d’Italia.

Wikipedia: gestione poco trasparente?

Wikipedia.it: Siamo sicuri che siano i paladini della libertà d’espressione in Rete?

Stando a Wikiperle, direi proprio di no. Anzi, per quel che mi riguarda ho messo un bel redirect nel mio file hosts dal .it al .org. Mi spiace, perchè spesso la qualità dei contenuti è valida, e ho saltuariamente contribuito io stesso, ma se la gestione è questa, beh, “wikipedia.it no grazie”.

Naturalmente non lancio accuse a caso (come fanno, lo vedrete, certi personaggini wikipediani), le cui malefatte sono descritte nei link qui sotto, ma le documento.

Quest’altro esempio, invece, illustra come, talvolta, l’affidabilità delle voci lasci a desiderare. Certo non è grave, ma se si fanno certi errori marchiani su cose che è facile verificare…. Insomma non voglio sminuire il lavoro di tanta gente ma almeno una “correzione di bozze” ci vorrebbe:

http://wikiperle.blogspot.com/2011/10/chi-va-in-europa-league.html
La cosa peggiore non è tanto l’aver scritto baggianate su un argomento perfettamente verificabile, ma il non volerle assolutamente correggere, come potete vedere nella pagina Discussioni sull’argomento

E non è l’unico caso, basta guardare questa serie di Discussioni: Gioco di Ruolo dal Vivo alla fine, come notate, uno lascia perdere e rinuncia alle modifiche che vengono accettate o rimosse apparentemente in base a chi le propone.

A che serve?

Ogni tanto guardo la coda di moderazione dello spam di questo blog, in caso contenga qualche commento legittimo ma segnato per errore da Akismet come spam.

Finchè ci trovo dentro dei link a siti vari ok, ma mi spiegate a cosa cavolo serve….

 

 

…inviare un commento del genere?

Misurainternet..

Misurainternet è un servizio curato da AGCOM, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni che dovrebbe permettere di verificare l’effettiva velocità della connessione Internet fornita dai provider.

A quanto pare non bisogna fidarsi degli utenti (o meglio delle indicazioni dei router), si rischia che i provider debbano fornire i servizi promessi e non solo numeroni sulle brochure, all’AGCOM hanno pensato bene di pagare dei programmatori per scrivere un tool di misurazione della velocità di connessione.

Figo, direte voi, con un click posso controllare come va effettivamente la mia connessione e rivalermi sul provider se va male.. E invece no. Fare una applicazione online come quella di speedtest.net sarebbe stato troppo semplice e probabilmente non avrebbe dato da lavorare ad abbastanza persone all’AGCOM, quindi hanno realizzato un programma apposito, da installare in locale. E fin qui niente di strano, anzi. Il problema nasce quando questo coso dovete usarlo: occorre lasciare il computer acceso e connesso alla rete per 24 ore consecutive (non è manco detto che nelle 24 ore il test si concluda, stando alle FAQ) e l’aggeggio decide di sua sponte quando fare i test. La cosa buona è che il test ha valore legale per chiedere rimborsi o adeguamenti al provider. La cosa ridicola è che la procedura di test è talmente complessa da scoraggiare chiunque a portarla avanti. La cosa meno buona è che comunque il provider può pararsi il culo accampando scuse per lo scarso servizio (linea vecchia, ecc…) come già fa Telecom Italia nelle pagine sulle informazioni contrattuali.

Ora non so se tentare questa assurda prova (lasciando acceso un pc senza usare internet per almeno 24 ore) oppure semplicemente attaccarmi al 187 pretendendo una connessione a 7 mega e non a tre e mezzo.

Per inciso, Speedtest mi dà questo deludentissimo risultato:

Mantova comics & games. Grosso errore.

Vabè ci hanno provato. Tanto Lucca continua ad avere successo, quindi perché non fare una fiera di fumetti e giochi? Perché se la fai in una città dove i mezzi pubblici hanno più linee che a Milano ma orari casuali forse ci va solo chi ha la macchina. Sempre che non si perda.

1 ora (20 minuti di attesa del bus) per capire come arrivare al dannato Palabam. Arrivi e vieni letteralmente aggredito da tre stronzi che vogliono soldi in cambio di una spalla spilla per aiutare non so chi. Solo che la spilla è preconfezionata con tanto di volantino stampato strafigo a 6 colori.. e dare direttamente quei soldi lì in beneficenza no? No, certo, meglio ficcarmi il volantino in mano.
Stavo per rifilargli un calcio negli stinchi…

Se Novegro fumetto era desolatamente vuota, questa roba di Mantova riesce ad esser peggio. 10 minuti e l’ho girata. Corridoi strettissimi tra gli stand, 5 per fila e basta. Niente. Negozio gamestop. Postazione Band Hero  con tre quindicenni ebeti che giocano a livello facile e delle espressioni di vuoto pneumatico sulla faccia. Tutti con l’entusiasmo di chi fa una rettoscopia… ma almeno nel settore giochi c’era gente. Gli incontri con gli autori erano nell’unico posto in cui c’erano sedie, così almeno c’era qualcuno.

Prima e ultima volta.